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"Tra Scilla e Cariddi: la psichiatria dell'infanzia e dell'adolescenza oggi" di Andrea Cabassi - agosto 2017

L'autore è Psicologo della Piscologia Clinica del Dipartimento Assistenziale Integrato Salute Mentale Dipendenze Patologiche dell'Ausl di Parma

28/08/2017 - In un suo articolo del luglio 2016 Pietro Pellegrini, direttore del DAISM-DP, commentava quanto era accaduto a Monaco il 16 luglio di quell’anno, quando un adolescente, appena maggiorenne, aveva ucciso 9 persone e poi si era suicidato. Allora non si comprese se avesse agito da solo, avesse avuto complici, fosse o non fosse stato un attacco terroristico. Nella sua riflessione Pellegrini mise in luce uno dei problemi di fondo: “Al momento si possono fare solo ipotesi ed oltre ai limiti delle discipline medico psichiatriche e sociali occorre chiedersi se è lo scenario valoriale complessivo ad essere in crisi, a non costituire un solido riferimento che vede nella vita umana, nella persona qualcosa di unico e irripetibile e quindi inviolabile” (Cfr. Pellegrini, P. “Un adolescente e Monaco, Europa” in “Idee per la salute”, sito aziendale Asl Parma. Il corsivo è mio).

Cambio di scenario: lo scorso anno vi è stato un approfondito dibattito, che dura tuttora, sulle REMS e il superamento dell’OPG, che ha visto scontrarsi, confrontarsi, dialogare psichiatri, operatori psichiatrici, magistrati e dove, spesso, i linguaggi dell’una e dell’altra parte non hanno trovato un luogo di superamento dialettico.

Cosa tiene insieme questi due scenari apparentemente lontani? Li tiene insieme la tendenza ad uno slittamento, cioè la tendenza a fare della psichiatria il luogo di risoluzione di problematiche che non sono, o almeno, non sono solo, di pertinenza psichiatrica.

Nel primo caso c’è uno slittamento dell’universo discorsivo che va, in una direzione a senso unico, dal sociale, dal politico alla psichiatria, come se la psichiatria fosse l’ultima ratio, il luogo ultimo in cui istituzioni in scaccosi rifugiano per la soluzione di problemi molto complessi. E’ come se tali istituzioni derogassero dalla loro responsabilità per affidarla esclusivamente ai tecnici.

Nel secondo caso c’è, ancora una volta, uno slittamento degli universi discorsivi dove quello della giurisprudenza sollecita risposte a quello dell’ambito psichiatrico, salvo poi criticare il tipo di risposta.

In entrambi i casi descritti il pericolo è che la psichiatria corra il rischio di svolgere un ruolo di supplenza rispetto alle altre istituzioni, un po’ come accadde, a ruoli invertiti, nel 1992, ai tempi di Tangentopoli, quando fu la magistratura ad agire un ruolo di supplenza rispetto all’assenza della politica.

La psichiatria che si prende cura degli adulti, la psichiatria e la psicologia che si prendono cura dell’infanzia e dell’adolescenza vivono oggi, per quanto detto prima, in un mare agitato che sta fra Scilla e Cariddi: la Scilla del riduzionismo e la Cariddi dell’evaporazione.

La Scilla del riduzionismo è un movimento difensivo che porta a rifugiarsi nella biologia e nell’organicismo ritenendo, forse, che questa sia la specificità della disciplina, il suo precipuouniverso discorsivo.Segnali in tal senso si colgono quando la psicoanalisi o le correnti più relazionali della psichiatria vengono messe tra parentesi o rimosse. Ma l’universo discorsivo della psichiatria ha sempre debordato dall’organicismo e dalla biologia per parlare discorsi altri che davano importanza alla relazione e al contesto. Senza, per questo, che la disciplina perdesse la sua specificità. Anzi, venendone arricchita.

La Cariddi dell’evaporazione rappresenta il diluirsi degli universi discorsivi in altri universi con il risultato di creare una con/fusione deleteria per l’efficacia degli interventi. Uso il termino “evaporazione” come lo ha utilizzato Massimo Recalcati, prendendolo da Lacan, in una sua riflessione sull’evaporazione del ruolo del padre nella società attuale. (Cfr. Recalcati, M. “Cosa resta del padre? La paternità nell’epoca ipermoderna” Raffaello Cortina. Milano. 2011).Qui evaporazione significa non scomparsa, non rimozione del ruolo, ma vera e propria con/fusione con altri ruoli e codici, una deroga dalla responsabilità individuale,  per parlare il linguaggio dell’etica.

Cosa fare in questa procellosa navigazione tra Scilla e Cariddi?

Possiamo considerare i vari universi di discorso che, nel tempo, si sono consolidati, come sistemi interagenti che formano una rete. Questi universi discorsivi, che usano i loro linguaggi specifici, devono essere aperti tra di loro senza perdere ciò che li caratterizza, trovando un equilibrio nel rapporto, per usare termini presi a prestito dalla filosofia decostruzionista, tra identità e differenza. Se si fa riferimento alla clinica nella psichiatria e psicologia dell’infanzia e dell’adolescenza si può notare come le situazioni seguite hanno esiti favorevoli quando è presente il lavoro di equipe con la presenza di neuropsichiatra infantile, psicologo, riabilitatori e come questo lavoro, pur nella differenza delle professionalità,porti alla produzione di un universo di discorso comune e condiviso.

Laddove il sistema famiglia “si prende cura” dei figli e interagisce con la scuola che, a sua volta, “si prende cura” del ragazzo o della ragazza in difficoltà  (qui si intende  “il prendersi cura” nel senso più ampio del termine e non nel senso clinico) e interagisce con i servizi di NPIA, magari attivandopercorsi di alternanza scuola-lavoro; laddove i Servizi Sociali interagiscono, già all’inizio dei progetti, con la scuola e i servizi di NPIA, allora è qui che sievidenziano i risultati migliori per i pazienti. L’interconnessione dei sistemi, dove ogni sistema declina  “il prendersi cura” secondo la sua specificità, èdi fondamentale importanza perché situazioni complesse abbiano esiti favorevoli.

A proposito di interconnessione di sistemi, un esempio radicale di interazioni con esito favorevole ci viene dalla Finlandia e da quello che Seikkula e i suoi colleghi hanno chiamato “Open Dialogue”. Si è ben consapevoli che non si possono esportare modelli, tanto meno dal Nord Europa, così diverso per mentalità, cultura e servizi, al nostro. Tuttavia sono suggestioni che vanno tenute in considerazione e sulle quali è opportuno riflettere. Quello che è  più interessantedel lavoro che i colleghi finlandesi stanno svolgendo sono le sedute aperte con pazienti psichiatrici, psichiatri, infermieri, la famiglia, a volte i datori di lavoro, la scuola, quando il paziente designato è un ragazzo che va a scuola, i vicini di casa e tutte  le figure significative che fanno parte della vita del paziente. In un contesto come questo, che si presterebbe al rischio dell’evaporazione, questo non accade –almeno questa è l’impressione che si ricava- non c’è slittamento, ognuno lavora per le sue competenze, ognuno si assume le proprie responsabilità individuali e sistemiche. Forse anche perché i finlandesi sono educati ad una cultura tipicamente protestante che mette al centro la responsabilità individuale.

L’esperienza finlandese ci riporta, comunque, al fatto che i sistemi debbono connettersi nel rispetto delle diverse funzioni e dei diversi ruoli. Questa è la premessa perché i vari attori istituzionali non deroghino dalle proprie responsabilità e se le assumano in toto. Questo è anche il modo migliore affinché siano chiari i confinitra i vari sistemi in gioco. Inoltre una dinamica di questo genere diventa efficace per sventare il doppio rischio del riduzionismo e dell’evaporazione. Della con/fusione. E’ come se universi discorsivi differenti entrassero in relazione tra di loro senza venir meno alla propria specificità, senza proiettare sull’Altro, senza che l’Altro diventi capro espiatorio, senza dire all’Altro quello che deve fare (elemento fortemente presente nel modello dell’ “Open Dialogue”). In una dinamica come quella descritta si riduce il rischio di agire movimenti difensivi in cui ci si arrocca sull’organicismo o sulla biologia ( ma si tengono presenti sia la biologia, sia la psicologia, sia il contesto). Si riduce anche il rischio dell’evaporazione proprio perché si evita la con/fusione dei ruoli.

Proprio per le sue competenze relazioni chi lavora nei sistemi di psichiatria e di psichiatria e psicologia dell’età evolutiva può aiutare gli altri sistemi a “leggersi” e a leggere quanto accade nell’interazione, premessa per creare circoli e reti virtuosi

Quanto descritto non è un compito facile, ma non si può non accettare la sfida. Il tutto si gioca sulle assunzioni della propria responsabilità senza invasioni di campo ( che significa bloccare sul nascere slittamenti impropri che hanno, come ricaduta, un ruolo di supplenza) e l’aprirsi all’Atro. In questo modo a beneficiarne saranno i pazienti:  adulti, minori, adolescenti che siano.

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modificato:lunedì 28 agosto 2017

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